La chiesa Collegiata dei Santi Pietro e Paolo apostoli è il fulcro della vita religiosa cittadina, oltre che il più grande e maestoso edificio di culto carmagnolese. Qui ebbero sede per molti anni alcuni tra le maggiori confraternite religiose operanti sul territorio, tra cui la compagnia dell’ Immacolata Concezione, quella del Suffragio delle Anime, la Confraternita di San Giuseppe. Costituita come Collegiata da Papa Sisto IV nel 1474, l’edificio in stile gotico romanico, ha visto la posa della prima pietra il 19 maggio 1492 e la costruzione richiese 22 anni di lavoro, sotto la direzione di Giorgino Costanza di Postiglione. Il 25 marzo 1514 poté essere consacrata con la celebrazione della prima messa da monsignor Devacchi Vescovo di Nicomedia e vicario del Vescovo di Saluzzo Sisto della Rovere, della cui Diocesi Carmagnola faceva parte al tempo. All’interno la chiesa si presenta a tre navate, senza transetto, con la centrale doppia rispetto alle laterali e con dieci cappelle ai due lati e due in capo all’altare maggiore in mezzo.
Pur vecchia di cinquecento anni, la struttura attuale è sostanzialmente identica a quella originaria: per quanto non siano mancati interventi architettonici anche pesanti, come quando nel 1522 fu necessario demolire quasi per intero la navata di sinistra, per consentire la fortificazione delle difese intorno al castello, ricostruita però tale e quale già nel 1558. Sono mutate nel tempo solo la dislocazione e l’intitolazione degli altari. Stabili, dal 1596 in poi, quello dedicato a Sant’ Antonio Abate e dal 1628 quello dedicato all’Angelo Custode, tutti gli altri risultano soggetti a spostamenti frequenti, spesso secondo le indicazioni del Vescovo in visita pastorale.Nel 1860-63 la Collegiata fu sottoposta a lavori di restauro. Gli affreschi vennero realizzati da Emanuele Appendino, pittore carmagnolese, tra cui “il cielo della navata di mezzo”, e nell’occasione il Municipio fece eseguire le decorazioni della Cappella dell’Immacolata al Gonin. Nel 1906 furono collocate anche le splendide vetrate policrome del coro, quello del 1956 in occasione del Congresso Eucaristico Diocesano, riportò l’aspetto intero della chiesa più vicino a quello austero delle origini. Gran parte di ciò che era venuto a sovrapporsi nel ‘600 e nel ‘700 fu eliminato.
Testi a cura del Centro Studi Carmagnolesi





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